domenica 26 febbraio 2012

TORTA CHEEEE???!!!

Oh, allora…mi hanno dimesso.
Non hanno ritenuto opportuno tenermi…una vergogna.
La stanza n. 17 è pertanto disponibile, interessasse a qualcuno.
In realtà ho litigato col Primario e con la Capo Sala perché non mi lasciavano tenere i corsi di cucina e allora me ne sono uscita, sbattendo porte e portoni, non c’è più la serietà di una volta…continuavano a sostenere che farmi maneggiare coltelli e coltellini non fosse proprio da schema terapeutico e allora, uffaunpo’, non mi dispiace nemmeno tanto essere uscita, guardaunpo’??
Non sanno quello che si perdono.
Tornerò ad occuparmi delle mie cosine, magari insegnerò alla Faustidda come preparare un bello stufato (ahahah, credo che forse quello glielo dovrei spiegare davvero!!!).
Oltretutto mi son girate anche un po’ le balle perché  avrei dovuto occuparmi del catering della Notte degli Oscar e se mi avessero lasciato uscire prima, avrei fatto in tempo, eccome…pasiensa, sarà per l’anno prossimo.

Comunque nonostante la degenza non sono riusciti a guarirmi dalla Sindrome della Faustidda e perciò, questa settimana torno a scopiazzarla impunemente…tanto non se ne accorge nessuno su!

mercoledì 22 febbraio 2012

E SON SODDISFAZIONI...

Oh, oggi niente ricetta.
Scrivo questo post perchè è successa una cosa che mi riempie di soddisfazione ed orgoglio.
Quando fai della tua arte culinaria una missione, carica di sacrifici, testate nei muri e decidi di insegnare, beare delle tue incredibili conoscenze, accadimenti del genere ti riempono di gioia.
Immensa gioia perchè, diciamocelo, insegnare a certe persone non è per niente facile.
Scontro di caratteri a parte...anche poca simpatia, ma sul lavoro si passa sopra...si è professionisti.
E quindi inizi ad insegnar le basi, cerchi di far capire la differenza tra pasta frolla e sfoglia, a montar bene a neve gli albumi che no, non è lo stesso se ci cadono un po' di pezzettini di guscio od un po' di tuorlo.
Per non parlar dei lievitati, litigate a non finire per far capire che non puoi mettere il lievito di birra fresco per le torte salate e che la pasta madre non è un formato di pasta fresca un po' più grossa che accoglie amorevolmente il sugo...
Quanta pazienza, signore mie, quanta pazienza.
Comunque, essendo una gran maestra, dopo qualche mese, qualche risultato lo ottieni...
E quando dopo centinaia di telefonate, qualche spintina qua e là, arriva la "convocazione", tu ti senti arrivata, soddisfatta con te stessa perchè l'allieva ha raggiunto a fatica correndo come una pazza e gesticolando, paonazza e senza fiato, la maestra.
Detto ciò vi lascio con questo:


.



E son soddisfazioni che dite??
Faustidda è molto contenta, si gongola e se lo merita che dite?
Io pure mi gongolo, ma sono davvero esausta, non sapete che fatica seguirla ed aiutarla...mamma mia, soprattutto comporre i piatti, picchiarsi per il set, la luce...

Adesso vi saluto.
Se siete interessati ai miei corsi di alta cucina potete rivolgervi al Primo piano dell'Ospedale Psichiatrico, stanza numero 17...quando non sono in isolamento posso ricevere visite...
Belinate a parte, son così contenta Amica Mia!!





domenica 19 febbraio 2012

FUTILI CONSIDERAZIONI…

Le serie televisive di oggi…ne vogliamo parlare?
Puntate di quaranta minuti circa, pubblicità esclusa, dove i protagonisti, lavorano 20 ore al giorno, salvano vite, e strombazzano in continuazione…
Allora, io non voglio esser sempre la solita, e forse parlerò anche per invidia, ma vorrei analizzare con voi la situazione.
I protagonisti sono medici, ovviamente, perché fa molto  fig-audience.
Lavorano dall’alba al tramonto, hanno ogni genere di disavventura perché, quando hanno culo, esplode un aereo o si crea una voragine nella strada e loro son sempre attivi, lucidi, truccati e pettinati, pronti a tutto.
Amputano arti, rimuovono tumori e, tra un intervallo e l’altro, non è che vanno a far pipì, o a lavarsi i denti perché magari sono 10 ore che stai lì ed un po’ l’alitino pesante te lo senti, ma si chiudono in qualche stanzetta al sicuro e si saltano addosso, avvinghiandosi come boa costrictor…
Stanzetta che poi, fuori, ha la macchinetta che distribuisce i numerini, perché c’è la coda ad entrarci, mica pizza e fichi.
Finito l’estenuante turno di lavoro, vanno a casa  e non è che si facciano una bella doccia calda o, almeno si lavino i piedi dopo 20 ore di scarpe da ginnastica, ma no, si lanciano sul lettone e zum zum…ovviamente sempre cerettate e mai indisposte!
Bene.
Nella vita reale non è che si sia sempre accecati da una folle passione o attrazione sessuale che ti costringe alla spasmodica ricerca di un fantomatico stanzino dove rinchiuderti, o no??
Pensi a fare la spesa e a cosa far da mangiare e non credo neanche che alle 6,30 della mattina cerchi nel cassetto della biancheria quel completino sexy in lycra col reggiseno imbottino ed il tanga, o no?
Prendi la prima cosa che ti capita, basta essere in ordine (non si sa mai, dovesse succedermi qualcosa!)…perché è a questo che pensi e non magari incontrerò uno strafigo tra una ricetta, una supposta ed un consiglio rapido su come fare un clisterino, che mi salterà addosso con voluttuosa passione mentre gli misuro la pressione…ma allora!
E siccome dopo otto ore in piedi con calze 140 denari in nylon e calzettoni pesanti per evitarti geloni che tanto vengono lo stesso, i tuoi piedi potrebbero essere usati come arma chimica per stanare terroristi, la prima cosa che fai una volta a casa è lavarti.
Perché è questo che le persone comuni che non vivono ad Hollywood fanno.
Poi, indossi il tuo pigiamozzo e la tua vestagliozza di pile, scendi le scale ed hai un tal mal di gambe che la tua andatura ricorda quella di una vecchia ballerina con l’artrosi ai piedi e le emorroidi e, rigidina, rigidina arrivi in cucina e mangi…perché è questo quello che fai, non lanciare le vivande per terra facendoti prendere da folle passione.
Vai in salotto, ti sistemi sul divano, guardi la serie in questione perché tant’è sei incuriosita nel vedere come fanno gli sceneggiatori a farla continuare e, dopo uno stanzino e l’altro, un lettone e l’altro, un ascensore e l’altro, ti volti verso tuo marito che russa da mezzora con la sua bella copertina tirata fin sul naso, lo scrolli amorevolmente per svegliarlo, ti avvicini al suo orecchio destro e, con voce sensuale, gli sussurri:”Amore??? Nanna?”.
Alla prossima…


PANE NERO ALLE CASTAGNE…

INGREDIENTI:

250 g farina di castagne da Prontuario
250 g Brot Mix Schar
450 ml acqua
½ cubetto lievito di birra
2 cucchiai olio extra vergine
Sale due cucchiaini.









Allora, incredibilmente, questa focaccetta me la sono inventata senza scopiazzare nessuno…
L’esecuzione, per straespertone come voi, è semplicissima: fate sciogliere il lievito in un po’ dell’acqua tiepida e versate nelle farine.
Aggiungete l’olio, il sale ed iniziate ad impastare con una mano sola perché è talmente appiccicoso che, dovesse succedere qualcosa, non riuscireste a staccarvi da lì.
La quantità d’acqua (volendo si può mettere anche un po’ di latte) è, tanto per cambiare, indicativa.



L’impasto deve risultarvi compatto, ma molto appiccicoso, non asciutto.
Lasciate riposare per due o tre orette e stendetelo su una teglia ben oliata.
Io ho spolverato la superficie con un pochino di sale grosso.
Cuocete a forno bello caldo sui 160/180 gradi finchè la superficie non inizia ad incresparsi tutta…comunque, sempre, San Stecchino.
E’ un pane dolce, dal gusto delicato che si può tranquillamente accompagnare a salumi, formaggi o marmellate.
Ve lo consiglio.


domenica 12 febbraio 2012

ODE AD UN PLUMCAKE…


Ode ad un Plumcake bruciato.
La farina era pesata, le scorze finemente grattugiate, i succhi agrumati profumati, nello spremiagrumi attendevano l’esatto momento per essere miscelati.
Il forno preriscaldato come un nido, attendeva lo stampo riempito.
E fu.
La cottura proseguiva, il lievito lievitava e quel minimo di profumo profumava.
Tutto sembrava andare per il meglio, ma la tragedia era in agguato.
Beandoti della fine arte dello stendere 2000 capi in un misero stendino, distratta dai tuoi sereni pensieri sulla liberalizzazione degli orari delle Farmacie che ti farà lavorare un giorno in più mantenendoti l’esatto stipendio (perché non l’abbiamo capito che non è che la categoria del titolare assumerà più personale!), allungavi l’occhio verso il forno caldo  pregustandoti l’assaggio.
Ma la perfida lavatrice, esausta per il terzo lavaggio, entrò in conflitto col dolce forno e puf, il nulla.
Un silenzio irreale avvolse la cucina, rotto solamente dal tuo “Mapporcadiquellaput……tanaaaaaa!!!”.
Il Principe Ciccio accorso alle tue grida d’aiuto esclamò: ”Oh belandi è saltato il contatore esterno.” ed armato di beretta, uscì affrontando il gelo…
Il forno è morto, la luce ritorna e tu concludi lo stendere e, mancando ancora un po’ al termine della cottura, lasci il dolce nelle sue sicure braccia ancora calde.
…All’ultima mutanda, all’improvviso, un tremenderrimo odore di bruciato, ti avvolge.
Noooooo, urla il coro, nooooo, il plumcake si sarà fottutoooo???
Ti precipiti, apri il forno e…
Questa è l’ode al Plumcake bruciato, che visse solo il tempo per essere staccato dallo stampo, per essere guardato con ribrezzo finendo archiviato in quel luogo oscuro notò ai più come rumenta.


domenica 5 febbraio 2012

IL NEURONZOLO

Questa è la triste storia del Neuronzolo.
Il Neuronzolo vive sul Pianeta Cervella, Pianeta nella Galassia della Materia Grigia Immobile, del tutto alla deriva, mai raggiunto da nessuna navicella spaziale, neppur per sbaglio.
Il Neuronzolo si alza tutte la mattine, fa colazione con i suoi cereali al fosforo e beve una bella spremuta di acido folico.
Esce di casa  con le sue gambette lunghe e sottili ed il suo bel panzottone, inizia a camminare tutto dinoccolato in cerca di compagnia.
Percorre lo stesso giro tutte le mattine, ma non lo sa, perché essendo dotato di pochissima memoria recente, se lo dimentica .
Fatto anche un pochino positivo perché, in questo modo, esce pieno di speranza nell’illusione di incontrar qualcuno con cui parlare.
Questo tutte le mattine, da tempo immemorabile…lui non se lo ricorda neanche da quanto perché essendo dotato di scarsissima memoria passata, non ne ha la minima idea, ma neppur gli interessa un granchè.
Tanto non è che gli cambi la vita no?
Chissenefrega se non si ricorda più niente, a dire il vero non si sforza neanche un granchè perché il Neuronzolo è anche un po’ pigro ed indolente.
Non si lava nemmeno tanto, ma è uguale no? Tanto non incontra mai nessuno.
Quella mattina esce come sempre, tre gradini, un gironzolino e via, giù per il viale tutto ondeggiante sui suoi zampin.
Arrivato in fondo alla strada, improvvisamente, uno sternuto, gli fa perdere l’equilibrio ed ondeggiando su se stesso, fa un altro mezzo gironzolino cambiando così strada, quasi senza rendersene conto.
Non se ne accorge perché il Neuronzolo, oltre che rincoglionito, è anche un pochino cecato.
Improvvisamente la sua panzottona scontra qualcosa.

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