sabato 26 maggio 2012

CONSIGLI PER GLI ACQUISTI...

Il vostro blog di cucina langue?
Vi svegliate alla mattina già girati di belino?
Oltre a tutte le menate avete pure quella di cucinar qualcosa di decente da postare perché non avete un bel niente di niente dimenticato da qualche parte, magari un avanzo di un dolcino sopravissuto?
Essendo dotate ancora di un minimo di decenza non comprate un piatto pronto lo fotografate e “chissenefregatantononseneaccorgenessuno”??!!...basta almeno ricordarsi di levare l’etichettina degli ingredienti…
Siete stanche, stufe di questo impegno che, oltre a tutto il resto, vi porta via una bella fettonzola del vostro già misero tempo libero??
Armate di tante, commoventi buone intenzioni, avete comprato un sacco di libri di cucina di supervipposissimi mastri pasticceri che tanto non ne fate uno a morire?
Sfoglia e risfoglia con aria saccente…no, questo no…questo neanche…ma che minch…ci mette dentro…ma figurati….Che se li pubblicano a lui e non a te i libri forse vorrà dir qualcosa o nooo???
In attesa di acquistare un libro di cucina che ti illumini di immenso e ti sproni a maneggiar farine, zuccheri fini, cioccolati e creme deliziose profumate, la soluzione qual è?
Semplicissima: copiate la Faustidda.
Copiatela, impunemente, entrate nel suo blog e fate man bassa.
Tortidde, biscottiddi, qualunque cosa.
Poi, tanto per mantenere quel minimo di educazione, lasciatele un commentiddo, ma niente di che.
Trovate una bella frase che faccia un effettone copia-incollatela e riutilizzatela in giro che tanto non se ne accorge nessuno, ne?
Non vi sentite meglio adesso che avete questa via d’uscita comoda comoda??
Ahhhhhhh, io davvero si!
Dopo avervi illuminato la strada, vi saluto.
Mi sono comprata un nuovo libro di dolci.
Ha delle foto davvero magnifiche e sta davvero da Dio sulla mensola in cucina accanto al vaso di lavande ed ortensie secche…colori in perfetto pandant…

Questa torta è un delirio e non esagero.
L'unica mia variazione, ovviamente direbbe qualcuno, è mettere un uovo al posto dei soli albumi...perchè io non ne ho.
Per tutto il resto ho copiato...ehm, tratto ispirazione...alla lettera dalla sua ricettidda utilizzando lievito e farina da Prontuario.
Alla prossima...






domenica 20 maggio 2012

NESSUN SEGRETO...NESSUNA RICETTA...

Non ho mai capito perché, in Farmacia, ci si senta autorizzati a parlare di qualunque cosa.
Una sorta di confessionale, ma senza penitenza.
I primi tempi mi sentivo avvampare.
Poi raggiungi un’ impassibilità tale degna di un killer.
Peccato che dovresti avere anche un cervello che registra  per poterle raccontare tutte.
Quella che voleva la cremina umettante che vada bene per il davanti, ma anche per un cicciolo più giù;  quella che “Ma la crema al peperoncino per aumentare l’erezione, non è che fa venire il bruciore a me?”…e che non fa una piega.
Quello che ti chiede se, una volta usato, il preservativo, se sciacquato (ma bene, ne??) lo può riutilizzare…
Quello che “Vorrei il Viagra.”
“La ricetta ce l’ha?”
“No.”
“Mi dispiace.”
“Ma stasera arriva la mia fidanzata da Londra!” con lo sguardo atterrito.
“Farete quattro chiacchiere.”
Ti parlano di problemi o “magagnette” che farebbero arrossire un centralinista di una Hot Line e tu il nulla. Anzi, li ascolti, cerchi di capire e di curare.
Il perché queste cosine non le confessino ai loro medici è tuttora un mistero.
Tempo fa una giovane sposa con mamma cozza sempre attaccata (clienti abituali), entrò e si soffermò un po’ davanti alle scatole di preservativi…sempre con mamma cozza.
“Ha bisogno?” chiedo io.
Lei guarda la mamma che mi risponde. “Ha solo questi?”
Io, interdetta, annuisco guardando le almeno 20 scatole in esposizione.
“No sa perché stavamo cercando dei preservativi small. Sono per mio genero. Ce l’ha piccolo…lungo, ma sottile e quelli normali gli sono un po’ grandi.”
“…”

domenica 13 maggio 2012

MA CHE VERGOGNA!

“Ma che bontà, ma che bontà, ma che cos’è questa robina qua?...Ma che bontà, ma che bontà, ma che cos’è questa robina qua?...Cioccolato svizzero???”
“Eh no, ciccia, guarda…”….
Allora, che io sia una food-blogger mooooolto atipica credo sia ai più ormai mooooooooolto evidente.
Non me la sto a menare più che tanto con le foto…le fa il Ciccio, di corsa, prima di divorare il tutto, sempre o quasi con lo stesso piatto…sempre, o quasi sulla stessa superficie.
Credo di essere l’unica (e non è un vanto, sia chiaro!!) ad aver postato un piatto vuoto, posto poco, una volta alla settimana come se andassi a fare una seduta di fisioterapia, ma di quelle che fanno malissimo, sia chiaro.
Faccio fatica, lo ammetto, ma quando so cosa scrivere mi diverto come una matta.
La realtà è che mi mancano le ricette….ma chissenefrega direte voi??
E se scrivessi solo belinate?
Non se ne accorgerebbe nessuno che poi, poco più sotto non c’è la ricetta??
Chesseproprio ve lo devo dire la cosa che più mi pesa è proprio scrivere la ricetta con la descrizione…e qui credo che ci sia qualcosa che non va, no??
Come mi potrei definire? Una pseudo food-blogger-che preferisce scrivere annedòtti e vi prego di portar attenzione all’accento perché il mio capo li chiama così…forse perché son dotti? Nel senso di colti?...Mah!
Comunque, non voglio divagare.
La ricetta di oggi è molto brutta visivamente, ma assolutamente squisiterrima.
La cottura è estremamente lunga, ma merita davvero.
Il segreto sono i fagioli neri, cucinati alla brasiliana con le costine di maiale e vari gusti.
Le dosi sono soggettive.
Per chi, come me, soffre della sindrome (un’altraaaa?????) della Guerra del Golfo (del Tigullio!), i quantitativi saranno abnormi…che però, se proprio ve lo devo dire, non  è che ne avanzi poi molto, ne??
Comunque:

250 g di fagioli neri
300 g vitellone tagliato a pezzotti
300 g di maiale tagliato a pezzotti
2 salamini
2 costine di maiale
Acqua q.b.
Aglio a piacere, alloro a piacere, rosmarino a piacere, sale e pepe a piacere….!!!

Il giorno prima mettete a bagno i fagioli in molta acqua.
Il giorno dopo (eheheheh, ma allora!!) in una bella padellozza grande mettete olio, aglio, rosmarino ed alloro tritati fini, aggiungete le costine e fatele rosolare molto bene.
Aggiungete i fagioli, scolati e risciacquati e fate andare per un decina di minuti.
Aggiungete il resto e fate rosolare a fuoco alto.
Salate, pepate.



Quando la carne avrà preso un bel colore, aggiungete l’acqua tiepida fino a coprire bene il tutto e fate andare rimescolando ogni tanto.
Quando avrà preso un bel bollore, abbassate leggermente e coprite per una decina di minuti.
Levate il coperchio e cuocete sempre rimescolando ed aggiungendo liquido finchè i fagioli non saranno belli morbidi e la carne delle costina non si staccherà dall’ossetto.
Aggiustate di sale.
Il risultato è questo supercremoso stufato, bruttissimo da vedersi, ma assolutamente squisito.
…E se ve lo dice una food-blogger come me…
Ma che bontà, ma che bontà, ma che cos’è questa robina qua….
Alla prossima.



domenica 6 maggio 2012

TORTIDDA DI VERDURE...

Il Dottor Sgundabar sollevò il naso dalle sue cartelle e rimase interdetto per un paio di secondi.
“Lei?? Cosa ci fa qui?...Dov’è Helga?” chiese cercando di non dare ascolto a quel filo di panico che percepiva in mezzo al petto.
Era da solo, nel suo ufficio, seduto schiena al muro, senza via di fuga con lei li, dalla porta.
Non si era più vista dall’ultima sfuriata e, in cuor suo, sperava di non rivederla mai più.
Si alzò.
“Come sta Miss Tinny?” schiarendosi la voce.
La guardò; era sempre bellissima ed il suo profumo, dolce come lo zucchero, lo inebriava.
“Ohhh moooolto meglio. Ho smesso i farmaci e faccio della gran psicoterapia…in tal proposito le volevo chiedere dottore, è normale che il mio terapeuta mi chiuda in una stanza, mi leghi alla poltrona ed esca? Mi dice di parlar di quello che più mi aggrada a voce alta che tanto  mi sente? Non lo so, ma non mi sembra un approccio molto professionale, che ne dice? Poi, a fine seduta, entra, mi slega e scappa via urlandomi un “fissi il prossimo appuntamento con la mia segretaria!”…ma non ce l’ha la segretaria, almeno io non l’ho mai vista. Così mi segno sull’agenda e me ne vado…”
Il Dottor Sgundabar sollevò le spalle. “Evidentemente è la nuova scuola di pensiero…non so…”
Lei gli si avvicinò “Comunque non sono venuta qui per questo…le ho portato una cosa!” e da un cesto di vimini tirò fuori un vassoio.
“Cos’è?” le chiese un po’ scettico.
Ma quel profumo…
Lei sporse il mento e sussurrò. “E’ una tortidda dottore…una tortidda, ha capito??”
Gli occhi le scintillavano.
“Una tortidda??”
“Esatto!! Ho copiato la Faustidda, ci sono riuscita e sono stata bene…non ho smadonnato più di tanto non ho lanciato impasti nel lavandino…insomma, un successo, no? “
Posò il vassoio sulla scrivania e lo sfasciò; una bellissima e dorata torta di verdure fece capolino.
“La vuole assaggiare?”
Lo stomaco del Dottor Sgundabar gorgogliò rispondendo per lui.
Che delizia, che morbidezza e quel ripieno? Asciutto al punto giusto, perché quella manciatina di riso è il segreto.
“Non è perfetta??”
Lui annuì con la bocca piena, masticando furiosamente per mangiarne il più possibile.
“Minchiuzza, è squisita Miss Tinny…davvero!”
Lei gongolò.
“Lo psicoterapeuta dice che la Sindrome della Faustidda è curabile. Dice che devo  semplicemente concentrare le mie attenzioni su qualcos’altro…il giardinaggio dice.”
“Bè, è un genio il suo psicoterapeuta…” ingoiando l’ultimo pezzo della fettidda.
“Ascolti Tinny: questa sindrome è incurabile e lo sappiamo. I farmaci funzionano bene, ma credo che dovrebbe fare così…” tagliandosi un’altra fetta. “ Tutte le settimane cucinerà qualcosa presa da questa Faustidda e me la porterà. Io la mangerò e valuterò il percorso farmacologico da seguire. Mandi a quel paese quello psicoterapeuta della fava, okkei??”
Helga entrò di corsa tutta trafelata.
“Sta bene Dottore???” guardando preoccupata verso Tinny.
Lui sorrise.
“Benissimo Helga. Adesso dobbiamo andare a fare il giro in repartiddo, ci sono i pazientiddi che aspettano per la visitidda. Hai preso le cartellidde??” uscendo e toccando una spalla a Tinny.
Helga spalancò la bocca in una smorfia d'orrore.
“Ma…ma Dottor Sgundabar??”
“Sbrigati Helghidda, su!”
Ommmmmiooodddddioooo!!!

 
TORTIDDO DI VERDURE…


INGREDIENTI
300 g farina Biaglut
80 ml olio di oliva
200 g acqua
2 cucchiaini sale fino

Per il ripieno:
500 g spinaci in foglia già puliti
1 mazzetto bietole
1 cipollotto fresco
1 patata
1 uovo
2 cucchiai parmigiano grattugiato
1 pugnettino di riso
Sale e pepe a piacere.

Mettete gli spinaci e le bietole in una padella e fateli appassire.
Scolateli e strizzateli bene bene.
Ungete la padella, rosolateci un cipollotto ed aggiungete la patata tagliata a cubetti piccolini.
Fate andare per una decina di minuti; aggiungete le erbette e cuocete per altri 5 minuti salando e pepando.
Mettete da parte e fate raffreddare.



Impastate fino ad ottenere una bella baletta (aggiustate di acqua, aggiungendone poca alla volta!).
Dividetelo in tre balette più piccole e su un foglio di carta da forno, iniziate a stenderne una alla volta.
Il più sottile possibile.
Ungete un tegame sui 22 cm circa e stendete il primo strato cercando di far uscire i lembi (a me non è riuscito un granchè!).
Un filo d’olio e lo strato successivo.
Aggiungete il ripieno, livellatelo bene ed aggiungeteci la copertura che ungerete abbondantemente.
Ora, seguendo le indicazioni di questo blog ai più sconosciuto, bisognerebbe arrotolare i lembi, creando una bellissima bordura croccolosa…okkei.
A me non è venuta e così ho optato per un taglio netto (a volte ci vuole!).
Cuocete a 200 gradi fino a doratura.
Risultato?
Mmmmm…Chiedetelo al dottor Sgundabar!
Alla prossima…



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